Il 28 giugno 1993 metto una firma sul mio futuro: nero su bianco, per sempre bianco e nero. Giampiero Boniperti chiuse la trattativa con il Padova in 24 ore, doveva fare in fretta perché mi seguiva anche la Fiorentina e soprattutto il Milan. Più tardi seppi che la Juventus aveva fatto valere un’opzione su di me che durava dal 1988, quando avevo 14 anni. Nella sua autobiografia “Una vita a testa alta”, il Presidente racconta che io sono stato il suo “ultimo regalo consegnato alla Juventus”. Ne vado orgoglioso, come per la vittoria di una coppa. A proposito di coppe… Quando entrai in sede per la prima volta, Boniperti mi prese da parte e mi portò nella sala dei trofei: “Visto quante ne abbiamo vinte? Spero che tu possa contribuire a fare ancora più grande la Juventus”. Subito dopo, firmai il contratto in bianco. Nel mio primo anno alla Juventus gioco in Primavera e vengo aggregato alla prima squadra. A livello di risultati la stagione ‘93/’94 è straordinaria per noi ragazzi: la squadra allenata da Antonello Cuccureddu vince il torneo di Viareggio (segno il rigore decisivo nella finale bis contro la Fiorentina) e lo scudetto di categoria (con gol in finale al Torino). La stagione della prima squadra, invece, non è memorabile. Ma io non dimentico le mie quattordici presenze, il debutto in serie A contro il Foggia il 12 settembre del ’93, entrando al 74’ al posto di Ravanelli, e sette giorni dopo il primo gol con la maglia bianconera, contro la Reggiana, nel giorno dell’anniversario di matrimonio dei miei genitori.
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