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Un gol (e uno scudetto) per l’Avvocato

Stagione 2001/2002: alla Juventus cambia tutto, intorno a me e non soltanto.
Via Inzaghi, Trezeguet al mio fianco. Via Ancelotti, torna Lippi. Via Zidane, arrivano a Torino Buffon, Thuram e Nedved.
Che sia l’anno buono per tornare a vincere lo capisco dalla prima giornata di campionato: subito doppietta al Venezia, che per me significa gol numero 100 (e 101) con la maglia della Juventus. Due gol li segna anche David, insieme formiamo il miglior tandem d’attacco del campionato, qualche anno dopo saremmo diventati anche la miglior coppia della storia del club, superando anche i mitici Charles e Sivori per numero di reti insieme.
La stagione comincia bene anche in azzurro: il 6 ottobre 2001 a Parma segno su punizione contro l’Ungheria il gol che vale la qualificazione ai mondiali in Giappone e Corea, per me è la sedicesima in 45 presenze in Nazionale.
Ritorno con ancora più entusiasmo a concentrarmi sul campionato. La strada per tornare alla vittoria, però, non è tutta in discesa. In Champions ci fermiamo nel secondo girone, in campionato chiudiamo l’andata al quarto posto dietro Roma, Inter e Chievo.
L’evento che più segna la nostra stagione, ma anche la sfera privata di molti di noi  - me compreso – è la morte dell’Avvocato Agnelli, venerdì 24 gennaio 2003.
Pochi giorni prima mi aveva chiamato per farmi i complimenti dopo il mio gol al Celtic. E’ stata l’ultima telefonata che ricevetti da lui, per questo la ricordo tra le tante, ovviamente sempre all’alba come usava fare lui. Mi diceva: “Del Piero, è sveglio?”. E io ovviamente, stropicciandomi gli occhi e con la voce di chi è stato appena svegliato dal suono del telefono: “Certo Avvocato, buongiorno”. Una volta presi coraggio e gli dissi: “No Avvocato, dormivo”. E lui, senza scomporsi: “Bene, allora è il momento che si svegli e che vada ad allenarsi!”. Di certo quello con Giovanni Agnelli è stato uno degli incontri che più mi ha influenzato, ritengo un grande privilegio avere avuto un rapporto speciale con lui. Manca molto a me e alla Juventus. Sono felice di avergli potuto dedicare, due giorni dopo avergli detto addio, uno dei gol più belli della mia carriera, il 26 gennaio 2002 contro il Piacenza, di destro al volo su cross di Zambrotta. Sono sicuro che gli sarebbe piaciuto.
Da quel momento in poi è iniziata la nostra grande rimonta, culminata nel sorpasso sull’Inter all’ultima giornata di campionato.
E’ il 5 maggio 2002, giochiamo a Udine, siamo sotto di un punto rispetto ai nerazzurri ai quali basta vincere all’Olimpico contro la Lazio per diventare campioni d’Italia. Invece perdono 4-2. Noi invece vinciamo 2-0 con un gol di Trezeguet e uno mio, a suggellare una grande stagione vissuta in coppia: nessuno in Europa segnò come noi, 40 gol in due.
“Ilcinquemaggio” ormai è diventato una parola sola, rimane una data storica, da ricordare per me e per tutti i tifosi della Juventus. Una delle più grandi emozioni della mia carriera. Da dedicare all’Avvocato.
Aspettavo da quattro anni quel momento, troppo tempo era passato senza sollevare un trofeo. Ci sono tutte le premesse per disputare un grande Mondiale, ma in Giappone e Corea l’Italia viene eliminata agli ottavi, dalla Corea del Sud, e non voglio neanche ricordare come… Trapattoni mi lascia in panchina nelle tre partite del girone di qualificazione, ma riesco a segnare il gol qualificazione a Oita contro il Messico. Mi rimane un grande rammarico perché ero in gran forma, e rimango convinto del fatto che avevamo un grande potenziale offensivo che abbiamo sfruttato solo in parte.
Preferisco tenere con me il ricordo di quella partita contro la Corea come l’ultima in campo al fianco di Paolo Maldini, un campione e un uomo straordinario con cui ho avuto la fortuna di dividere un pezzo di strada. Per il resto… per la seconda volta devo rimandare – e sottolineo, soltanto rimandare – il mio appuntamento con la Coppa del Mondo.
Con la Juventus, invece, mi faccio trovare puntuale a quello con il secondo scudetto consecutivo: il ventisettesimo per la società, il quinto per me. Segno sedici gol in campionato e cinque in Champions League, un cammino esaltante passando dalla grande notte al Delle Alpi contro il Real di Zizou fino alla finale di Manchester, putroppo senza Nedved squalificato in semifinale. Lo sport è fatto così, momenti fantastici e pugni in faccia che fanno male, come quei rigori contro il Milan. Un’altra finale persa. La rivincita arriva tre mesi dopo al Giant Stadium di New York, sempre ai rigori. Purtroppo non era la Champions, ma la Supercoppa Italiana, l’unico trofeo vinto nella stagione 2003/2004. La mia stagione si chiude in azzurro, non bene: in Portogallo veniamo eliminati nel gironcino, se ne va Trapattoni e arriva Lippi. Sostituito alla Juventus da Fabio Capello.