Delle due stagioni vissute con Fabio Capello in panchina, con nuovi compagni come Jonathan Zebina, Fabio Cannavaro, Zlatan Ibrahimovic, Emerson e Patrick Vieira, ricordo i 14 gol segnati in campionato nella stagione 2004/2005, i tre in Champions League – che purtroppo non è andata come avremmo voluto, con l’eliminazione ai quarti ad opera del Liverpool – ma soprattutto gli assist, uno in particolare: quello in rovesciata a San Siro contro il Milan, sfruttato alla grande da Trezeguet per il gol che valse lo scudetto nello scontro diretto contro la squadra di Ancelotti.
Ricordo che pochi giorni dopo la festa per il nostro ventottesimo scudetto mi sono sposato, in una chiesetta sulla collina torinese, domenica 12 giugno 2005. Quando si dice una cerimonia con pochi intimi: una ventina in tutto, parenti amici e sacerdote compreso! Non lo sapeva nessuno, o quasi. Sonia ed io abbiamo fatto una scelta di assoluta discrezione non perché intendessimo escludere qualcuno, ma soltanto perché volevamo che quel momento fosse soltanto nostro. Così è stato.
Con la fede all’anulare (e dopo un gran viaggio di nozze) affronto la stagione 2005/2006, quella che mi avrebbe portato al Mondiale di Germania. Non ho mai avuto dubbi che alla fine ci sarei andato, in fondo – dopo due gol e sette assist nelle partite di qualificazione - sentivo che quello sarebbe stato il nostro Mondiale, arrivato dopo una stagione ricca di straordinarie soddisfazioni, sia per quanto riguarda la squadra con la vittoria del nostro ventinovesimo scudetto, sia sul piano personale con il raggiungimento di traguardi che rimarranno scolpiti nella storia.
Ricordo una notte fredda al Delle Alpi scaldata da quella tripletta che mi ha fatto entrare nella storia della mia squadra. Sì, 183 (più due) passi nella Storia per superare un Mito come Giampiero Boniperti e divenire il miglior marcatore di sempre della Juventus. Di tutti i numeri, di tutti i record raggiunti nei miei anni in bianconero, ritengo che questo sia tra i più importanti. Tutti i gol che sono venuti dopo, e che verranno, serviranno solo a rendere la vita più difficile al ragazzo che un giorno comincerà a pensare di spodestarmi da questa classifica.
Ricordo tutti i 20 gol segnati nella stagione 2005/2006, tra i quali la punizione trasformata contro l’Inter a San Siro, fondamentale per la conquista dello scudetto nello scontro diretto in trasferta e per questo celebrato con la mia “linguaccia” forse più nota, che è diventata l’immagine di quella stagione. Non chiedetemi perché mi è venuta fuori, perché ho festeggiato così, ma diciamo che oggi mi sono affezionato a quel modo di esultare... A proposito di celebrazioni, quella per il ventinovesimo tricolore a Bari il 14 maggio 2006 è la più strana, contraddittoria, sofferta e rabbiosa della mia carriera. Sapevamo già che tutto ci stava crollando addosso, sapevamo che però quella festa ce l’eravamo sudata e meritata, sul campo. Sia chiaro: i miei compagni ed io sul campo abbiamo vinto quei due scudetti, senza asterischi.
Per questo li ricordo e li ricorderò sempre come due tappe fondamentali della mia carriera, due traguardi conquistati che nessuno mi potrà sottrarre. Questo è quanto voglio portare con me di quelle due stagioni. E ho detto tutto.
Il resto è cronaca di giorni che hanno cambiato il nostro mondo, mentre stavamo vincendo il Mondiale.
COPYRIGHT © www.alessandrodelpiero.com 2010
I contenuti sono parzialmente riproducibili da giornali, siti internet e agenzie soltanto con l’obbligo di citare la fonte “alessandrodelpiero.com” e con l’espresso divieto di cederli a terzi a qualsiasi titolo.