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homenewsBUON COMPLEANNO, PADOVA!

29-01-2010BUON COMPLEANNO, PADOVA!

Oggi ricorre il centenario della fondazione del Padova Calcio. A quella società, e a quella città, è legata una parte importante della mia carriera e della mia vita.

Pubblichiamo qui un estratto dal libro "BIANCOSCUDO - Cent'anni di Calcio Padova" (Vallardi Editrice).

* * *

Da bambino per me c'era Padova, non ancora il Padova. C'era la basilica di Sant'Antonio, la piazza con i colombi, le gite con i miei e quelle con la scuola.
San Vendemiano-Padova mi sembrava un viaggio lunghissimo, ma erano solo 77 chilometri. Se ci ripenso mi rendo conto che quei 77 chilometri sono stati l'esatta distanza tra il bambino che non ero più e l'uomo che stavo diventando, quando nella mia vita è entrato il Padova.
Era il 1988, avevo tredici anni, il "dieci" della Juventus era Zavarov, io quel numero non ce l'avevo neppure nei Giovanissimi del Padova. Il mio all'inizio era il 7.
A pensarci bene è un numero che ricorre, ho già detto dei 77 chilometri, ma non posso dimenticare tutte le volte che li ho percorsi sulla 127 gialla di mio padre, quella con cui prima seguivamo le trasferte di mio fratello, calciatore prima di me.

A portarmi idealmente al Padova però fu una 126, quella bianca con cui l'osservatore del Padova Vittorio Scantamburlo andava su e giù per il Veneto alla ricerca di giovani talenti.
Un giorno ne scoprì uno a San Vendemiano, e da lì è nato tutto. So che ancora oggi si commuove quando rivede il quaderno sul quale si appuntò il mio nome con tre asterischi, il massimo dei voti che assegnava. Sono felice di essere il suo orgoglio: grazie Vittorio!
A prendermi fu Piero Aggradi, l'allora direttore sportivo, con cui qualche anno dopo Boniperti trattò il mio passaggio alla Juventus.
La mia prima casa che condividevo con altri compagni con un sogno chiamato pallone era a due passi dall'Appiani: il mio primo stadio, l'immagine che ricordo del mio primo giorno a Padova. Poi qualche anno dopo ci trasferimmo nella foresteria del Petrarca, alla Guizza, e lì conobbi l'attuale allenatore del Padova Carlo Sabatini, che allora era il mio tutor. Severo, responsabile, ma anche comprensivo: era un punto di riferimento per noi ragazzi, anche se a ping pong ero più forte di lui…

A Padova ho trascorso quasi tutta la mia adolescenza, quella di un ragazzo di San Vendemiano che per la prima volta lasciava la famiglia con dentro un'esplosione di speranza, paura, entusiasmo, ambizione. E voglia di giocare. Ne parlo come se fossi andato dall'altra parte del mondo, ma allora a me quella strada sembrava davvero un'enormità, perché era simbolo di un distacco. Di quegli anni porto con me migliaia di ricordi, qualche amico che ancora sento (come Ivone De Franceschi, siamo cresciuti insieme ma… porca miseria, il dieci ce l'aveva lui!) e non dimentico l'emozione del mio primo gol da professionista, l'unico in una squadra di club senza la maglia della Juventus: 22 novembre 1992, Sandreani mi butta dentro contro la Ternana e segno il gol del 5-1. La mia maglia allora era la 16 (a proposito, quanto fa 6 + 1?).

Ecco, per tutto questo rimarrò sempre legato a Padova e al Padova, punto d'arrivo di una strada lunga 77 chilometri, che mi ha cambiato la vita.

Alessandro


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